La persona dai mille volti: il Coach!

Se una squadra sportiva raggiunge gli obiettivi prefissati, spesso è merito di una figura che si muove dietro le quinte e che si annida a bordo campo, incoraggiando i propri giocatori e mimando ogni singolo movimento in campo: il coach. Che sia calcio, pallavolo, basket o tennis tavolo, l’allenatore è il pilastro fondante di ogni singola vittoria del proprio assistito. E negli sport elettronici?

Il ruolo di coach è diventato negli ultimi anni fondamentale negli eSports: è la figura a cui i cyber atleti fanno riferimento e sui quali ripongono la propria fiducia. E’ stata la scuola coreana, come sempre pioniera, a riconoscere per prima che l’allenatore rientra tra i fattori determinanti della serenità o meno del giocatore, e pertanto dell’esito delle sue prestazioni. Quando si attraversa il solco che separa il semplice passatempo dall’attività professionale, è chiaro che il videogiocatore non possa più essere lasciato solo: che sia in team o in singolo, ha bisogno di una persona che lo guardi dall’esterno e che possa consigliarlo su come affrontare il proprio avversario. L’atleta deve pretendere di avere la mente libera da pensieri che non siano legati al mero gioco: le sue abilità non devono essere sprecate nel pensiero, ogni cyberatleta deve agire. Il segreto di un buon player consiste esattamente nell’applicare meccanicamente quanto ha imparato durante la sua esperienza; alcuni movimenti sarebbero impossibili da compiere alla velocità con cui vengono eseguiti se non fossero frutto di una ripetizione maniacale degli stessi continui comandi. E’ chiaro che quando si parla di decidere nell’arco di decimi di secondo quale sia la scelta più efficace, se l’atleta, oltre a eseguire, dovesse anche pensare, vanificherebbe qualsiasi mossa.

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Il coach di CS:GO presente anche durante il match

Per questo motivo la figura del coach è divenuta sempre più importante:  il suo compito è quello di studiare gli avversari e le contromisure, spiegare le strategie da adottare e inculcarle meccanicamente nei suoi giocatori. Liberi dal pensare, i programer diventano così una macchina esecutrice dei pensieri del coach: uno il braccio, l’altro la mente. Proprio come il braccio e la mente devono appartenere allo stesso corpo per ottenere il massimo risultato, allo stesso modo giocatori e allenatore devono entrare in sinergia perfetta per raggiungere lo stesso obiettivo. Per questo motivo il ruolo di coach non si limita esclusivamente allo studio approfondito del gioco e delle sue strategie, ma deve anche essere capace di immedesimarsi nelle esigenze dei propri giocatori, quasi di psicanalizzare il team o il singolo player, motivarli e aiutarli nella loro crescita non solo professionale, assumendo anche la figura di maestro di vita.

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Prolly, coach degli H2K all’EU LCS

Come descritto dalla stessa Treccani, il ruolo di coach ha superato i confini del mero “addestratore”, negli sport tradizionali come negli eSports, acquisendo nuove responsabilità:

“coach – Voce entrata nell’uso, inizialmente in ambito sportivo, con il significato di allenatore, responsabile tecnico di un atleta o di una squadra. In anni più recenti c. si è arricchito dei tratti caratteristici di figure professionali che hanno trovato progressivamente impiego in diversi settori. L’emotional c. (propr. allenatore delle emozioni) ha il compito di contribuire a sviluppare le capacità relazionali del suo assistito, guidandolo nell’apprendere a gestire i propri stati emozionali, al fine di migliorare qualità di vita e risultati lavorativi, soprattutto nell’interazione con altri, il cosiddetto gioco di squadra. Il life c. (propr. allenatore di vita) agisce per motivare il proprio assistito, guidandolo nello sviluppo del proprio potenziale umano e nel conseguimento del benessere psicofisico e di specifici obiettivi, in ambito personale o lavorativo.”

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Jaqen H’ghar, servitore del Dio dai Mille Volti su GoT

“Emotional” e “Life” coach sono solamente due dei mille volti che un allenatore deve quotidianamente indossare, esattamente come Jaqen H’ghar in Game of Thrones; quasi un inganno ma necessario per raggiungere l’intesa vincente con i suoi giocatori. Affinché si possa ottenere un tale risultato, è imprescindibile che esista un reciproco rapporto di fiducia in entrambi i versi: il minimo dubbio potrebbe rompere quel precario equilibrio creatosi con fatica. Non è un percorso semplice, sono necessari apertura mentale e disponibilità al sacrificio: per un giocatore significa rinunciare alla propria indipendenza, mentre per un coach rappresenta il farsi carico di tutte le responsabilità del team, sue e dei player.

Un ruolo senza dubbio non invidiabile ma necessario alla causa: “è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo”. Alla prossima con APH Gaming ASD!


Articolo realizzato e curato da Francesco Lombardo @Deugemo (Facebook)/@DeugemoTwo (Twitter)


 

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