La cultura dello sport negli eSports

Stiamo vivendo un’epoca d’oro per lo sviluppo e la diffusione degli eSports, su scala nazionale e a livello globale. Videogiocatori di tutto il mondo partecipano alle maggiori competizioni, anche provenienti da quei paesi non tradizionalmente legati all’ambiente videoludico: Venezuela, Filippine, Mongolia e Armenia sono solo alcuni dei numerosi esempi che potremmo citare. Una domanda che ci poniamo spesso è: dove sono i nostri giocatori italiani?

Scavando in profondità possiamo rintracciare diversi player che portano alto lo stendardo italiano, in particolare all’estero, ma rappresentano un numero esiguo in proporzione alla nostra popolazione. I tornei professionistici brulicano di francesi, spagnoli, russi, statunitensi, coreani, scandinavi e polacchi: paesi che vantano, nella maggior parte dei casi, un numero di abitanti inferiore al nostro. Eppure i videogiocatori in Italia sono quasi 24 milioni; anche eliminando i giocatori occasionali (via tablet e altri dispositivi mobili), tra PC e Console i videogiocatori ammontano a circa 16 milioni. La discriminante per capire quale sia l’effettivo potenziale dell’Italia è quindi rappresentata dal videogioco competitivo: ma quale significato può assumere la competizione in un gioco?

Aprendo un qualsiasi dizionario, è semplice derivare quale sia il distinguo tra gioco e competizione, ovvero quale sia il passaggio necessario affinché un passatempo amatoriale diventi un’attività professionistica: la risposta è lo sport. Giocare in casa a GTA o competere in un torneo per e con la propria squadra possiede esattamente le stesse differenze che coesistono tra fare una corsetta al parco e partecipare alle selezioni per i campionati nazionali di atletica leggera: quando il passatempo diventa sport entra necessariamente nella nostra equazione anche la competizione. Se i videogiochi e i tornei videoludici sono ormai considerati eSports è perché la parola Sport ne è parte integrante. Il discorso diventa quindi più complesso e la risposta alla domanda “dove sono i nostri giocatori italiani” deve forse essere rintracciata affrontando altri argomenti.

sport

Viviamo in una società che da sempre ci ha abitutati a trattare i videogiochi come un passatempo, spesso etichettato come inutile; non possiamo negare che questa convinzione abbia influenzato la nostra generazione di gamer, diventando i primi a non credere che una passione possa trasformarsi in un lavoro, continuando a trattare i videogiochi come fini a se stessi. Allo stesso modo non tutti sono riusciti a recepire quei valori e principi fondanti dello sport, in primis perché manca una vera e propria cultura dello sport a partire dall’educazione scolastica. Prima di definirci sportivi elettronici dovremmo sempre chiederci se conosciamo davvero lo sport e i suoi valori:

impegno, dedizione, sacrificio, rispetto.

Questi valori vengono ancor di più amplificati quando si compete per la propria squadra, per la propria multigaming o associazione sportiva: non possiamo più giustificare una sconfitta affermando che si tratti solamente di un gioco e che l’importante sia divertirsi. I manager dei team italiani e le varie associazioni nate negli ultimi anni stanno mettendo a disposizione tutta la loro conoscenza ed esperienza per permettere a un giovante talento di emergere, crescere e affermarsi. Anche i tornei di sport elettronici e le occasioni per mettersi alla prova sono sempre più numerosi; non possiamo indicare la penuria di eventi come responsabile della mancata crescita della scena eSportiva italiana. E’ quindi necessario che siano i singoli individui a cambiare mentalità e fare un ulteriore passo nella direzione giusta, tramite il duro allenamento e la costanza negli esercizi, senza dimenticare mai di trasmettere e assimilare i valori culturali propri dello sport. Solo allora anche noi italiani saremo pronti per competere a livello internazionale.

APH Gaming, in quanto Associazione Sportiva Dilettantistica sotto GEC e ASI, è in prima linea su questo fronte e combatterà ogni singolo giorno affinché i principi della cultura sportiva vengano recepiti dai propri associati per costruire insieme il presente e il futuro degli eSports, formando non solo videogiocatori ma soprattutto persone.


Autore: Francesco Lombardo – Deugemo (Facebook)/@DeugemoTwo (Twitter)

Fonti: Corriere della Sera

Immagini: Riot Flickr


 

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Comments (2)

  • Luca rispondere

    Ottimo articolo!
    Essendo un allenatore di una squadra di nuoto di livello regionale, gli argomenti mi interessano parecchio.
    La chiave per capire il senso dell’articolo sta in questa frase: “Giocare in casa a GTA o competere in un torneo per e con la propria squadra possiede esattamente le stesse differenze che coesistono tra fare una corsetta al parco e partecipare alle selezioni per i campionati nazionali di atletica leggera”.
    In Italia la cultura dello sport tradizionale non manca di sicuro, e devo dire che nell’ambito degli esports, nell’ultimo anno si sta davvero ampliando la considerazione dei videogiochi, non più visti come “devianza” o forma di alienazione, ma come una realtà quasi più “artistica” e motivazionale e che, soprattutto, muove un mercato di interesse economico non da poco…
    C’è anche da dire che bisognerebbe considerare la differenza tra la realtà sportiva a carattere provinciale/regionale e quella competitiva a livello assoluto, che porta poi alla comprensione dei valori di “impegno, dedizione, sacrificio, rispetto.” Quando lo sport viene affrontato considerando questi valori, allora tutto cambia e le prospettive diventano reali desideri e voglia di fare!
    Non dimentichiamolo mai!!
    GG.

    4 Febbraio 2016 a 8:27
  • Francesco Deugemo Lombardo rispondere

    Non posso che concordare con la tua riflessione. La scena italiana locale ha iniziato a muovere i primi passi solo l’anno scorso ed è un’altra delle cause dell’arretratezza dei giocatori italiani in senso competitivo. Riuscire a dimostrare che sarà possibile passare dal semplice torneo casalingo al palcoscenico internazionale sarà la chiave di volta per tutto il nostro sistema. I talenti non mancano, abbiamo bisogno di credere in loro e fornirgli tutti gli strumenti necessari per emergere.
    Ne approfitto per ringraziarti dei complimenti!

    4 Febbraio 2016 a 11:25

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