Il gentil sesso e gli eSports: l’opinione di Cruciferia!

Negli sport tradizionali esiste una rigida segregazione fra uomini e donne: quasi ogni attività maschile ha il suo corrispettivo femminile e viceversa, ma pochissimi possiedono eventi “misti”. Un esempio alla portata di tutti è senza dubbio il tennis che ha creato la categoria specifica del doppio misto in cui competono nella stessa squadra un uomo e una donna. Altri esempi possono essere rintracciati nel pattinaggio artistico di figura, dove la stessa Italia possiede un’ottima tradizione. Ma come si presenta il fenomeno femminile negli eSports?

Osservando superficialmente la scena competitiva internazionale, che sia CS:GO, League of Legends, Dota2 o altri titoli ancora, la caratteristica che salta immediatamente all’occhio è che non vi è alcuna figura femminile, tranne alcune eccezioni su Hearthstone. Eppure il numero totale di videogiocatori nel mondo si divide quasi equamente in uomini e donne: una percentuale che si attesta fra il 40% e il 45% è infatti composta da appartenenti al gentil sesso. In effetti, analizzando più attentamente, si scoprono tante realtà femminili che quotidianamente intraprendono la carriera di videogiocatrice professionista. A sostegno di questa tesi, sono sempre più numerose le multigaming che creano una squadra femminile sotto il proprio brand. Senza allontanarci troppo, anche in Italia troviamo numerosi esempi, primo fra tutti il team di Call of Duty dei True eSports: le TeS Furies.

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Il Team Acer di LoL – Roster della World Cup

Una realtà in piena espansione che ha ricevuto la consacrazione con la prima World Cup di League of Legends tutta al femminile, disputatasi a Parigi in occasione della Esports World Cup durante la Paris Games Week: gli 8 team invitati si sono affrontati per diventare i campioni, anzi, le campionesse del mondo e vincere la fetta più consistente del montepremi. Ed è qui che rintracciamo una prima differenza con i colleghi maschi: mentre il montepremi dei Worlds 2015 disputatisi a Berlino aveva superato i 2,13 milioni di dollari, il prize pool del mondiale femminile era di 25.000 dollari, poco più dell’1% in proporzione. Tra i partecipanti all’evento anche un’italiana, Nicole “Ninni” Rocchi del Team Acer; abbiamo avuto l’opportunità di chiedere alla sua ex compagna di squadra, Michelle “Michellemus” Nielsen, le sue impressioni sul mondo femminile degli eSports e sulla possibilità di organizzare un Major dedicato interamente alle videogiocatrici:

M.N.: “Credo che se le donne volessero avere le stesse opportunità degli uomini, allora necessitano di avere i propri tornei, così come avviene per il calcio, il basket e la pallavolo. Uomini e donne sono semplicemente diversi. Personalmente reputo che le ragazze non siano ancora pronte per un Major Event: Non possediamo un livello sufficientemente alto e, anche trovando due squadre competitive, sarebbe un torneo noioso. Inoltre le donne hanno diverse difficoltà nei team con sole ragazze: sono sincera, siamo ragazze e ce la prendiamo anche per delle stupidità, influenzando anche le nostre performance in gioco. Creiamo drammi tutto il tempo e ci rifiutiamo di giocare determinati campioni. Noi ragazze abbiamo bisogno di crescere e utilizzare il tempo per imparare il gioco, senza storie. Forse allora potremo parlare di una scena competitiva.”

Negli sport tradizionali uomini e donne hanno i loro differenti campionati perché sono fisicamente differenti. E’ possibile che la domanda giusta da farsi sia: esistono anche negli eSports differenze, fisiche e non,  significative tali da giustificare campionati dedicati?

M.N.: “Gli uomini hanno riflessi più rapidi mentre i tempi di reazione delle donne sono più alti. Siamo diverse anche psicologicamente: il mio vecchio coach si rese conto che con noi donne doveva utilizzare metodi differenti. Il particolare più importante è che giocavamo bene solo quando ci sentivamo di aver scelto il campione giusto.”

Non poteva ovviamente mancare la voce dei nostri associati APH: quale scelta migliore se non chiedere l’opinione di una videogiocatrice? Vi presentiamo Cruciferia, giocatrice di League of Legends, nonché streamer sui canali APH.

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Ciao Cruciferia, prima di tutto vorremmo conoscerti meglio. Da quanto tempo giochi a League of Legends? Qual è il tuo campione preferito? Elo massimo raggiunto? In streaming giochi anche ad altro?

Cruciferia: “La mia avventura su LoL ha avuto inizio nel “lontanissimo” Marzo 2015, quando ormai il fenomeno aveva preso piede già da un po’ anche in Italia. Il mio campione preferito è Teemo (non me ne vogliate) semplicemente perché mi diverte giocarlo. Prediligo la corsia superiore e la giungla, quindi per ora opto per Shyvana e Malphite. Avendo avuto poca esperienza (meno di una season), l’elo massimo da me raggiunto è stato il Silver4 ma, comunque vada, proverò a scalare la vetta! Al momento vado poco in streaming con altri giochi, più che altro per una questione di hardware, cosa che risolverò a breve con il nuovo mega-pc da gaming.”

Che reazioni cogli negli altri componenti della squadra quando scoprono che sei una donna? Ti è mai capitato di sentirti discriminata perché di sesso femminile?

C.: “La primissima reazione è sicuramente di sorpresa, probabilmente per via dello stereotipo di considerare l’universo videoludico prettamente maschile, ma non mancano reazioni di approvazione e/o di ammirazione. Lascio la discriminazione a chi non abbia niente di meglio da fare.”

Hai mai avuto esperienze competitive di team? Se potessi decidere, preferiresti giocare in un team tutto al femminile o misto?

C.: “Ho partecipato ad un paio di tornei in team, in realtà non siamo riusciti ad andare molto lontani a causa della nostra (in)esperienza, ma è stato divertente! In realtà non credo di avere preferenze, fino ad oggi ho giocato solo in team misti ed è stata una bella esperienza! Credo sarebbe la stessa cosa anche in un team femminile.”

Che idea ti sei fatta sulla presenza delle donne negli eSports? Credi che siano troppo poche? Se sì, da cosa o da chi credi che venga frenata la loro presenza?

C.: “In effetti credo ci sia una scarsa presenza di donne negli eSport, ma non so se sia imputabile ad una sorta di discriminazione nei confronti delle giocatrici o ad una sorta di autoesclusione delle stesse donne dal panorama competitivo: trovare una donna giocatrice sembra ancora una rarità, figuriamoci una giocatrice professionista.”

L’ex giocatrice del Team Acer, Michellemus, che ha partecipato ai mondiali femminili di LoL, ha imputato l’esistenza di leghe differenti per uomini e donne anche a una questione genetica: secondo il parere degli esperti, a parità di condizioni, gli uomini hanno un tempo di risposta (prontezza di riflessi) superiore a quella delle donne, impedendo un confronto alla pari. Qual è la tua opinione in merito?

C.: “L’aver riconosciuto i videogiochi come forma di sport, mette questi al pari di qualsiasi altro gioco competitivo in cui, per svariati motivi, vige la distinzione tra lega femminile e maschile. Secondo me non si tratta di un vero e proprio problema, ma più semplicemente di fattori che rendono più o meno seguite le varie competizioni, siano esse miste o di un solo sesso.”

Ringraziamo Cruciferia per il tempo concessoci e la disponibilità. Non dimenticate di seguirla sulla sua pagina Facebook e su Twitch. Complimenti e un augurio sincero per il tuo futuro!

Il nostro percorso è quasi giunto al termine. Abbiamo dipinto una realtà sottovalutata e più vasta di quanto si reputi, ma forse non ancora in grado di emergere individualmente: le videogiocatrici esistono, sono presenti e quasi pronte a diventare protagoniste; a fare la differenza con il mondo maschile è la mancanza di sponsor disposti a dare visibilità a tutte le gamer donne. Una differenza marcatamente maschilista che rappresenta ancora oggi un ostacolo anche negli sport tradizionali. Riusciranno gli eSports dove non hanno miseramente fallito le classiche attività sportive?


L’autore: Francesco Lombardo – Deugemo (Facebook)/@DeugemoTwo (Twitter)

Fonte: eSports Earnings, LoL World Cup Female 12, Cruciferia su Facebook / Twitch


 

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Comments (5)

  • Luca rispondere

    Sbaglio o agli LCS che si stanno svolgendo in questi giorni, in uno dei team (non ricordo quale..) ho visto una giocatrice femmina?

    1 Febbraio 2016 a 10:35
    • Francesco Deugemo Lombardo rispondere

      Non è esattamente così. La donna di cui parli è Remilia, support dei Renegades. Nonostante si senta lei per prima una ragazza, si tratta di in realtà di un ragazzo che ha deciso di intraprendere il percorso di cambio sesso attraverso la cura ormonale e futuri interventi chirurgici. Anche se non si tratta di una donna di nascita, motivo per il quale non è stata presa in considerazione per questa news, rappresenta tuttavia un altro passo in avanti per gli eSports e per la parità di genere.

      4 Febbraio 2016 a 11:21
  • Sharon rispondere

    In italia non esistono solo le tes fueries se parliamo di competitive al femminile di cod. ci siamo anche noi Sirens Team e le liquid Queens, strano ma le donne cominciano a farsi sentire, peccato per la poca community e per l esports di cod che al momento in italia è un po’ ”spento”

    18 Febbraio 2016 a 10:21
    • Francesco Deugemo Lombardo rispondere

      Hai perfettamente ragione e non mi sono affatto dimenticato di voi. Ho riportato le Furies semplicemente come esempio ma non avevo alcuna intenzione di sminuire le altre realtà. Purtroppo negli ultimi anni CoD ha subito una notevole perdita di pubblico in favore del più acclamato CS:GO, togliendo molti riflettori dalla scena e penalizzando quelle realtà emergenti come la vostra. Ne approfitto per farvi un immenso in bocca al lupo per il futuro: non mollate mai!

      18 Febbraio 2016 a 11:03
      • Sharon rispondere

        Grazie mille Francesco 🙂 speriamo di riuscire (almeno uno dei team femminili italiani) a fare qualcosa a livello europeo, per fortuna e nata da poco la female pro league che potrebbe aiutarci a tirare fuori la grinta ahah

        18 Febbraio 2016 a 12:33

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