Alla ricerca dell’equilibrio tra mondo reale e virtuale

Nell’ultima puntata di Presa Diretta, programma del noto giornalista Riccardo Iacona in onda sulla RAI, si è esplorato il mondo dei videogiochi. Purtroppo, come ormai spesso accade, l’ambiente videoludico è descritto come una terra pericolosa e colma di insidie. Come già affermato in un precedente editoriale, nessuno può affermare che i videogiochi non comportino problemi, soprattutto quando si verifica l’assenza di regolamentazione, autocoscienziosa o imposta, che spinge il videogiocatore o la videogiocatrice a non “staccarsi” da un mondo fittizio. La dipendenza da internet è una questione che va indubbiamente affrontata: il problema dei programmi TV è che la dipendenza rappresenta il protagonista quasi assoluto delle discussioni condotte. Senza mai presentare anche i lati positivi che un videogioco possiede. E non sono pochi.

In questa sede vorrei tentare di affrontarne uno in particolare, tanto estremizzato dai media: l’estraniarsi dalla vita reale. I videogiochi creano mondi fittizi, virtuali, spesso non conformi alla realtà. E’ sufficiente pensare alle varie edizioni di Dark Soul con ambientazione fantasy o ad Halo con i caratteri futuristici, inclusi alieni e armi laser. Mondi diversi, irreali è vero: ma non è forse quello che l’uomo ha sempre cercato? I media accusano i videogiocatori di estraniarsi totalmente dalla vita reale, di rifuggirla. Impossibile dire che non sia vero ma al tempo stesso non rappresentano la maggioranza di coloro che hanno come passatempo il PC o le Console. Come in tutte le cose, è necessario trovare un equilibrio, in questo caso ricercandolo tra il mondo reale e quello fantasioso dei videogiochi. D’altronde non è una novità per l’uomo, sia antico che moderno, che ha sempre cercato di creare e immaginare nuovi mondi per andare oltre i limiti della propria mente umana. Un libro o un film non sono forse un modo per dimenticare, almeno per qualche ora, la vita frenetica di tutti i giorni? Che siamo felici o meno, il mondo reale è inequivocabilmente immutabile con le sue beltà e atrocità. Evadere dal vissuto quotidiano è una forma di allenamento anche per il nostro cervello: l’immaginazione è una delle stimolazioni cerebrali più intense e che richiedono più lavoro da parte delle sinapsi, costrette a collegare stimoli in arrivo da mondi intangibili. Sognare è una delle attività più complesse che esistono nell’uomo in cui l’immaginazione prende il sopravvento per un tempo a volte anche irrisorio.

C’è chi cerca di dimenticare il proprio mondo reale con l’alcol o le droghe e chi, più sapientemente, cerca un luogo immaginario dove rifugiarsi: che sia con la lettura di un libro, con la visione di un film o con una tastiera tra le mani poco importa. Purché stimolino la fantasia e l’immaginazione, il vero motore del pensiero dell’uomo.

“La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto.” – Albert Einstein


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